| Costituzione: quella Carta di leggi che i popoli si danno da sobri per utilizzarla quando saranno ubriachi |
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| Scritto da Luigi Musto |
| Giovedì 21 Gennaio 2010 23:17 |
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E’ lo strumento attraverso il quale ci siamo dati una forma di vita comune. Sottolineo il comune. Per darsi una Costituzione bisogna riuscire a trascendere sé stessi, i propri interessi particolari. Ricordo che, ai miei tempi, Benedetto Croce all’inizio dei lavori dell’Assemblea Costituente, avrebbe voluto che si svolgessero sotto il segno del Veni Creator Spiritus. Ricordo che suscitò stupore che tale invocazione provenisse proprio da uno dei massimi esponenti della cultura laica. Ma non aveva nulla di clericale. Era la consapevolezza che si stava provvedendo alla stesura di un’opera che ha qualcosa di sovraumano e per la quale avevamo lottato con tutte le nostre forze. Fare, o cambiare, la Costituzione non significa fare una legge qualunque. Da quel che posso vedere da quando sono arrivato tra voi, oggi si crede che chiunque possa mettere mano alla Costituzione, che basti volere e poi scrivere quello che si è voluto, come una legge qualunque. Permettetemi di dire una cosa: Che ingenuità e presunzione! Se si fa così, si creano mostri, dei quali, prima o poi, ci si pentirà. Un tempo si pensava che le Costituzioni fossero opera della Provvidenza (De Maistre) o dello Spirito incarnato nella storia (Hegel), cioè per l’appunto di forze sovraumane. Oggi si pensa altrimenti, ma la questione resta: La Costituzione è fatta per valere nei confronti degli stessi che la fanno. Bisogna credere che questi, soggetti particolari, siano capaci di uscire dal bozzolo dei loro interessi e provvedano per il bene di tutti.
Quali sono le caratteristiche della nostra Carta? Beh intanto la sua genesi, in un periodo storico molto particolare, dopo la fine della guerra e la sconfitta del nazifascismo. Ricordo che nonostante i nostri sacrifici e le moltissime vittime, l’Assemblea Costituente era profondamente divisa. Pensate che le divisioni attuali sono nulla rispetto a quelle di allora. Per questo all’epoca si parlò di miracolo costituente. L’imperativo comune era: “mai più la guerra”. Se la Costituente avesse fallito, sarebbe stato un disastro. La Costituzione è una garanzia della pace interna ed ai miei tempi l’imperativo supremo era la pacificazione e oggi dovrebbe essere, ancora come sempre, il mantenimento della pace. La nostra inoltre è una Costituzione rigida, resiste cioè alle modifiche delle semplici maggioranze. Da qualche parte ho sentito dire che “la Costituzione è ciò su cui non si vota più”. Ed è vero, dovrebbe essere così sempre. Ci sono infatti aspetti essenziali della vita sui quali le maggioranze e i governi non possono mettere la loro mano. Tutte le proposte di cambiare la Costituzione, se non condivise, sono come le procellarie: annunciano tempesta. Signor Partigiano la nostra viene considerata una delle Costituzioni più belle del mondo. Perché? La cosa certa è una: la nostra Costituzione è stata fonte di ispirazione di numerose altre venute dopo. Con la dichiarazione universale dei diritti dell’uomo del dicembre 1948 che, in molte parti, addirittura coincide letteralmente. Quale riconoscimento più grande di questo poteva esserci per la nostra Carta? … dietro la nostra Costituzione c’è un’idea di convivenza civile, un solidarismo che abbraccia tutti e non lascia nessuno indietro. Questa è la strada indicata dall’articolo 3 sull’uguaglianza. Una concezione che ho notato essere in difficoltà oggi, per l’affermarsi di un’ideologia anticostituzionale, tutta orientata alla competizione e alla concorrenza che dividerà la gente in due, i vincitori e i vinti.
Guardi lei sa perfettamente che io sono stato partigiano e sono orgoglioso di esserlo ancora oggi, ma stento a credere che si possa pensare una cosa simile. Certo, ogni Costituzione si ispira a una concezione politica e sociale della vita, ma la nostra si inserisce perfettamente nel corso storico del costituzionalismo del nostro tempo che si ispira alla società aperta, democratica, liberale e solidale, non al totalitarismo. Riconosce la libertà di iniziativa economica e privata, ma prevede anche il diritto dello Stato ad intervenire ove occorra. La libertà di mercato senza limiti può trasformarsi nel suicidio del mercato. Basti pensare alla crisi economica attuale e agli interventi pubblici che ha richiesto. Che cosa c’entrano i Soviet con tutto questo? La Costituzione non è intoccabile. Può sempre essere modificata però. Si è vero! E so che è stato fatto più volte in questi anni. Si pensi al giusto processo o alla riforma del titolo V. quando noi decidemmo di farla prevedemmo questa ipotesi. La si può, quindi, modificare con procedure aggravate e maggioranze larghe per adeguarla ai tempi che cambiano. Ma ci sono dei punti intoccabili, come la forma di governo repubblicana, i diritti fondamentali di libertà e i diritti sociali, la democrazia. C’è poi una differenza tra modificare la Costituzione e cambiarla. Passare, per esempio, dal regime parlamentare a quello presidenziale non comporta una semplice modifica, ma una vera e propria sostituzione di una concezione politica con un’altra. Il ministro Brunetta vuole riscrivere l’articolo 1 della Costituzione. Cosa ne pensa? Che io ho lottato per fondare sul lavoro, quando questo durante la guerra non c’era, la natura democratica dello Stato. Credo che questo abbia una valenza etica fuori dal comune. Il riferimento al lavoro non è legato all’economia, al lavoro come merce. Il lavoro è un aspetto essenziale della dignità umana, come sanno per esperienza quelli che ne sono privi. Sostituire “lavoro” con “merito” e “competizione” significa volersi esporre a quell’ideologia terribile che è il darwinismo sociale. Perché parte della destra, secondo lei, mostra tanta insofferenza verso la nostra carta? Perché c’è una tendenza alla democrazia d’investitura che vede con fastidio ogni bilanciamento dei poteri. Si spieghi meglio per favore …. Il rafforzamento del Governo e del Presidente del Consiglio non sono di per sé atti dispotici purché, però, siano temperati da altrettanto forti poteri di controllo e garanzia, parlamentari, giudiziari e istituzionali ( del Presidente della Repubblica e della Corte costituzionale). Organismi che, non so se lei lo sa, vengono accusati di politicizzazione, a partire dalla Consulta. E’ da ignoranti non capire che quando si assumono cariche istituzionali è necessario e possibile che si assuma anche lo spirito della funzione. Se si ha avuto e si ha un’idea politica, non necessariamente questa deve prevedere l’esercizio di una funzione che politica non deve essere. Si possono criticare le decisioni della Corte costituzionale, ma per farlo bisogna leggerne (e soprattutto capirne) le motivazioni giuridiche. Non basta dire: questo o quel giudice hanno un passato politico o questo o quel giudice ce l’hanno con il povero Silvio. E’ vero che all’origine della Costituzione c’è stato un “inciucio” tra le forze politiche? Massimo D’Alema ne ha parlato a proposito di Togliatti e dell’articolo 7, sui rapporti tra Stato e Chiesa, per dire che “certi inciuci fanno bene al paese” D’Alema ha parlato di Togliatti???? Beh io ricordo un grande giocatore: Giuseppe Meazza … sarebbe come se Furino o Felipe Melo parlassero di Meazza. Incocepibile! Considerazioni personali a parte. Una cosa è la sintesi politica. Un’altra è lo scambio di favori. Credo che oggi siate abituati più allo scambio e siete voi che dovete trovare una risposta. L’immunità concessa a una persona che occupa pro tempore la carica di Presidente del Consiglio che cosa è? Sintesi o scambio?. Beh il mio amico partigiano ci ha lasciato con un bell’interrogativo. Soprattutto ci ha spiegato per cosa è nata la nostra Costituzione. Oggi nel dirmi di scrivere un articolo su questo tema mi hanno chiesto: “Luì ma tu che credi tanto nella Costituzione, oggi che viene presa a calci da tutti, dove la cerchi e soprattutto dove la trovi, se la trovi?” Ecco a questa domanda io rispondo così. Se voi, come me, volete andare in pellegrinaggio nel luogo dove è nata la nostra Costituzione, andate nelle montagne dove caddero i partigiani, nei carceri dove furono imprigionati, nei campi dove furono impiccati. Dovunque è morto un Italiano per riscattare la libertà e la dignità, andate lì, ragazzi, andateci col pensiero, perché lì è nata la nostra Costituzione. Ps Oddio ho scritto in italiano, chiedo scusa, ma non sapendo se la nostra Costituzione ancora lo preveda o meno ho scelto di usare l’italico idioma. Mi perdoni chi da un banco del Senato federale sperava di leggere anche qui a Roma articoli in padano.
Commenti (5)
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| Ultimo aggiornamento Giovedì 21 Gennaio 2010 23:33 |









Il ministro Brunetta ha detto: “stabilire che l’Italia è una Repubblica democratica fondata sul lavoro non significa assolutamente nulla”. Giusto, anzi giustissimo. L’articolo 1 della Costituzione Italiana oggi non significa nulla. L’Italia è una Repubblica??? Beh nonostante qualche difficoltà nel crederlo, formalmente ancora lo è. L’Italia è democratica??? No, assolutamente no. Non lo è da almeno 15 anni. Quindi ripeto, sono giuste … anzi giustissime le parole del ministro. E diventano ancora più giuste nel momento in cui si affronta il tema del lavoro. Lavoro???? E che cosa è? … ah si forse è quel diritto che spetta ad ogni singolo cittadino sano, o anche meno sano di mente, della nostra Nazione!!!! Ecco cosa deve essere questa strana parola trisillabica. Si, non vorrei sbagliarmi ma di questo dovrebbe trattarsi. Dite di no? E allora spiegatemi voi che cosa è … forse la mia giovane età non mi permette di avere un riscontro pratico del significato di tale termine. Posso solo conoscerla per quello che ho imparato sui libri o tramite i racconti di chi, più anziano di me, ha avuto la fortuna di lavorare nel nostro Paese. Non capisco alla luce di questi fatti l’attacco a Brunetta. Che ha detto di male???? Ha detto la verità. “dire che L’Italia è una Repubblica (a stento ci crediamo, ma formalmente ancora lo è) democratica (ha perfettamente ragione … democrazia quella sconosciuta dalle nostre parti) fondata sul lavoro (fondata su cosa??????!!!!!!), non significa assolutamente niente”. Dove avrebbe sbagliato il simpatico ministro????ha detto il vero, ma non è certo colpa della Costituzione se la situazione in Italia è questa.
Non è colpa della Costituzione se l’attuale governo continua a calpestarla nelle parole e nei fatti. Non è colpa della Costituzione se l’unica proposta di legge attualmente presa in esame è la modifica dell’art 68 (quello sull’immunità parlamentare tanto per essere chiari) e non è colpa della Costituzione se, questo provvedimento viene presentato come Bipartisan. Non è colpa della Costituzione se sono anni che sono in esame ben sei proposte di legge per sopprimere le province. Pensate che quando la Costituzione è nata, il 22 Dicembre 1947 per essere poi pubblicata sulla Gazzetta ufficiale il 27 Dicembre del 1947 e promulgata dall’allora capo dello Stato Enrico De Nicola il 1° Gennaio 1948, le province neanche esistevano. 62 anni fa loro sapevano in anticipo che le province erano soltanto un inutile problema dalla difficile soluzione. Erano solo dei feudi più piccoli, buoni per chi voleva riempirsi le tasche. Eppure continuano a dire che la Costituzione è datata. E allora perché l’unico provvedimento valido che viene proposto in tempi moderni prevede un ritorno alle origini?????? Non è colpa della Costituzione se l’attuale primo ministro per tutelare i suoi interessi personali avanza proposte per rafforzare il ruolo del governo (presidenzialismo) volto al completamento del disegno federalista. E la Democrazia??? Ah già … quella è sconosciuta in Italia dimenticavo. Non è colpa della Costituzione se nel nome di
Signor Partigiano che cosa è una Costituzione?
Non è allora lontano dalla verità Silvio Berlusconi nel dire che nostra Costituzione ha un’ispirazione sovietica?






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