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«Ho fatto un'indagine nel basso Lazio. Si era spostato a Cassino un gruppo della famiglia Venosa che aveva cominciato a fare estorsioni agli imprenditori della zona e stava trasferendo attività illecite ed affiliate nel contesto del cassinate. Verificammo che anche lì c'erano fenomeni di omertà, trovammo grandissime difficoltà a parlare con gli imprenditore. E fu grazie alla brillante attività della squadra mobile di Frosinone che si riuscì ad individuare questo gruppo, ad arrestarlie poi farli condannare».
Cosa si può fare per contrastare questo fenomeno?
«Si deve tenere la guardia particolarmente alta soprattutto quando i fenomeni diventato noti grazie ad un lavoro come questo dell'Osservatorio: nessuno può dire non lo sapevoo non me n'ero accorto. L'infiltrazione va combattuta prima di tutto attraverso l'attività giudiziaria ma anche creando grande attenzione degli enti pubblici che devono vigilare quando danno gli appalti o durante i passaggi di proprietà di aziende»
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Il pizzo come forma di consenso sociale PDF Stampa E-mail
Scritto da Antonio Iafano   
Mercoledì 01 Aprile 2009 23:13

L’estorsione è una forma di reato in cui un soggetto constringe, con la violenza o con la minaccia, una o più persone a fare o ad omettere qualche cosa procurandosi un profitto illegittimo. Tale reato è sancito nell’ articolo 629 del codice penale. Il pizzo (o racket) è una forma di estorsione. Esso consiste in un”attività criminosa con lo scopo di ottenere un benificio economico da un imprenditore in cambio di una “protezione”.

Il pizzo non è attività fondamentale e prevalente delle mafie, ma sicuramente indispensabile.  I profitti di tale attività criminosa sono marginali, ma non vi è gruppo criminale organizzato in Italia che non si applichi nella richiesta del pizzo. Il pentito Gaspare Mutolo ha spiegato ai magistrati che l’estorsione è ormai un “prestigio” per la mafia perchè si entra in contatto con gli imprenditori.

Oggetto dell’estorsione è sempre e solo attività commerciali in buona stato e mai in crisi, in fallimento o in liquidazione,  la mafia non spreme dove sa che non c’è niente da spremere.

Spiega Tano Grasso:

Il racket contiene per intero, al proprio interno e nel suo esercizio, tutte le componenti della fenomenologia mafiosa. E’ un delitto che può essere consumato soltanto se chi lo esercita riesce a impaurire in modo significativo e continuo. Nessuno può presentarsi in un negozio per chiedere il pizzo se non ha fama di uomo in grado di scatenare la propria forza violenta e di contenere quella degli altri. Questa capacità intimidatoria deve e può svilupparsi solo in un territorio dove la sicurezza personale e dei propri beni è incerta o così viene percepita.

Colui che ‘estorce è un soggetto che gode di una certa reputazione o in alternativa è mandato da qualcuno che ha prestigio. Un commerciante di Napoli che all’apertura del negozio scopre che è stato oggetto di atti vandalici o di furto, già immagina che presto si presenteranno degli uomini che con la solita frase “siamo gli amici” o “ci manda ….”, ancora “ti devi mettere a posto per la tua sicurezza”. Anche se ormai nei quartieri napoletani ancora prima di aprire un’attività commerciale, il futuro imprenditore già sa a chi dovrà pagare.  Un commerciante di Firenze che all’apertura del negozio scopre che è stato oggetto di atti vandalici o di furto, non immaginerà mai che possa essere stata una forma d’intimidazione da parte della criminalità organizzata, perchè Firenze non ha una presenza della mafia tale da paragonarla a Napoli. Tano Grasso vuole spiegare che  è la percezione del fenomeno che cambia da un cittadino di Firenze e un altro di Napoli. L’estorsione è attività della mafia soprattutto nei territori in cui essa ha un controllo primario. Essa esercita un forma di controllo sul territorio e l’imprenditore è sempre a conoscenza del soggetto che gli fa la richiesta. La mafia si presenta, fa intimidazione, nella peggiore dei casi minaccia e infine estorce; maggiore è il radicamento storico minore sarà l’intimidazione nei confronti dell’imprenditore.  Vale la pena ricordare che si possono avere interessi e capitali mafiosi anche non avendo la presenza fisica della mafia; Giovanni Falcone ci ha anche insegnato che i soldi della mafia, prima o poi richiedono la presenza e i metodi dei mafiosi.

Colui che paga: accetta la forma di controllo,  finanzia la mafia e quindi la fa crescere, in conclusione, accetta socialmente il mafioso.

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